Freedom House decide di declassare Israele da paese “libero” a “parzialmente libero”. Come mai?
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Palestinesi a Gaza (photo: Amir Farshad Ebrahimi)

Perché il rapporto sulla stampa “non libera” in Israele sbaglia

PUBLISHED IN |  Aug 8, 09

Gerusalemme. Il primo maggio 2009, Freedom House, un’organizzazione non governativa internazionale che si occupa di ricerche sulla democrazia nel mondo, ha dichiarato che secondo il suo rapporto sulla libertà di stampa Israele non è più un paese “libero”, ma solo “parzialmente libero”.

Appare bizzarro: la stampa israeliana potrebbe essere biasimata, semmai, per eccesso di aggressività, mancanza di rispetto per la privacy e tendenza al sensazionalismo. D’altro canto, Freedom House è considerata un’organizzazione estremamente autorevole, ed è citata anche nei rapporti governativi.

Ogni anno Freedom House fa il punto sulla libertà di stampa, e assegna ai vari paesi un punteggio da 1 a 100. Più basso è il punteggio, migliore è la situazione. Finora Israele era stato considerato come “libero” (nel 2007 aveva 28 punti). Oggi, per la prima volta, ha ricevuto 31 punti e il titolo di “parzialmente libero”.

Nel testo integrale del rapporto si legge che “lo status di Israele è peggiorato a causa del conflitto a Gaza, che si è riflesso in restrizioni sempre maggiori agli spostamenti dei reporter; tentativi da parte di funzionari di influenzare la copertura mediatica del conflitto all’interno di Israele; maggiore autocensura e tendenza a una presentazione non obiettiva dei fatti”.

Il documento contiene asserzioni non corrette e rivendicazioni pesantemente influenzate dal punto di vista politico. Per esempio: il rapporto dice che “la Corte Suprema ha deliberato a favore di una petizione della Foreign press association perché fosse tolto il bando all’accesso nel territorio di Gaza, ma il governo ha ignorato questo decreto”. Non è esattamente vero. La Corte Suprema ha offerto un compromesso tra le autorità israeliane e la Foreign press association, in base al quale ad alcuni giornalisti stranieri sarebbe stato concesso di entrare a Gaza. Non è accaduto, ma la Corte ha dichiarato ragionevoli le azioni del governo.

Ma queste sono sfumature. La parte più strana del testo è quella in cui si parla di “maggiore autocensura e di presentazione non obiettiva dei fatti”. Ora, l’autocensura è qualcosa di difficile da dimostrare: l’unico che può sapere di avere praticato l’autocensura è il giornalista stesso. Freedom House afferma inoltre che “molte fonti di notizie sono state influenzate dal sentimento popolare e hanno dato priorità a temi nazionalistici”. Altra asserzione problematica: la maggior parte degli israeliani aveva la sensazione opposta, che cioè i giornalisti alimentassero sentimenti disfattisti.

Adam Werner, rappresentante di Freedom House in Israele e autore del rapporto 2008, non è un giornalista e questo è il suo primo anno di lavoro per conto della ong. Dice di avere lavorato da solo, adottando come fonte i resoconti di comitati internazionali di controllo sui media. Alla domanda su come avesse rilevato i casi di autocensura, ha detto al Foglio di essersi basato su un’intervista a Yizhar Beer, direttore di Keshev, un gruppo di controllo sulla libertà di stampa. Date le posizioni di Beer, uomo di estrema sinistra, abbiamo chiesto a Werner se avesse consultato altre fonti. Risposta negativa.

Quindi, l’asserzione sull’autocensura si basa soltanto sulle parole di Beer. Abbiamo interpellato Werner in merito alle decisioni della Corte Suprema e lui ha detto di non esserne al corrente.

Dunque chi ha approvato oltre a lui questo rapporto? La procedura impone che, dopo l’invio di una bozza negli Stati Uniti, Freedom House interpelli tre professori israeliani di studi sulla comunicazione. L’approvazione è subordinata al loro parere unanime.

Abbiamo chiesto al responsabile del rapporto sulla libertà di stampa, Karin Karlekar, quali fossero i professori interpellati e lei ha ammesso che il rapporto non è stato inviato affatto.

Per riassumere: una persona priva di esperienza scrive un rapporto sulla base di un’intervista a una sola persona, per di più connotata politicamente. E’ nessuno controlla il rapporto. La sede centrale di Freedom House decide di declassare Israele da paese “libero” a “parzialmente libero” pur dichiarando che, quando si tratta di declassare un paese, l’organizzazione usa procedere a un controllo ulteriore.