Uno degli ostacoli principali nelle trattative verso un accordo di pace tra Israeliani e Palestinesi riguarda lo stato dei luoghi santi di Gerusalemme
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(photo: Christopher Chan)

Cos’è un “luogo santo”

PUBLISHED IN |  Jan 19, 06

Uno degli ostacoli principali nelle trattative verso un accordo di pace permanente tra Israeliani e Palestinesi riguarda lo stato dei luoghi santi di Gerusalemme. Introdurre però elementi religiosi in negoziati tra parti che si dichiarano secolari è come posizionare una bomba nella stanza dove avvengono le trattative. L’uso del termine “santo” tende a trasferire il dibattito dal regno del “razionale” a quello del “religioso” che si concepisce spesso come misterico, se non addirittura come per sua natura “irrazionale”.

Cos’è un luogo santo? Chi ha il potere di definirlo come tale? È il sistema giudiziario nazionale o internazionale, che si fonda solitamente sulle regole della società civile? Sono le sacre scritture di una certa religione? È la tradizione religiosa e culturale del paese sviluppatasi nel corso di centinaia d’anni?

Queste sono state le questioni dibattute in un convegno presso l’Università di Haifa alla presenza di ricercatori ebrei, musulmani e cristiani nonché di figure religiose. Il Prof. Marshal Breger della Catholic University of America ha detto che lo scopo della conferenza doveva essere quello di preparare il terreno per una discussione più approfondita sulle questioni che riguardano i Luoghi Santi. Il compito della comunità accademica è quello di giocare un ruolo moderante sul pubblico col migliorare la conoscenza degli aspetti legali, religiosi e politici che riguardano l’argomento, prima che si aprano nuovamente le trattative.

Mecca, Medina e Monte Athos

Il muro occidentale (photo: Wayne McLean)

Il muro occidentale (photo: Wayne McLean)

La città di Gerusalemme non ha certo l’esclusiva in quanto “luogo santo”. Ci sono nel mondo diverse altre città, paesi e regioni geografiche che godono di statuti giuridici speciali per essere appunto definiti come tali. Ad esempio La Mecca o Medina nell’Arabia Saudita sono considerate città sante. Il Vaticano è uno stato indipendente e il Monte Athos è una “santa montagna” che la Grecia considera come una regione semi-autonoma.

La legge civile, però, non possiede una definizione chiara di questo aspetto. Lo stato di Israele utilizza il linguaggio del suo predecessore, il Mandato Britannico, e riconosce il firmano turco del 1852, detto dello “Status quo”, che elenca alcuni luoghi santi senza precisare quali condizioni fanno sì che essi siano presi per tali. In altre parole si considera come “luogo santo” una località che compare in quella lista.

In un protocollo posto in esecuzione da Israele dopo la guerra dei Sei Giorni, 16 luoghi soltanto sono stati definiti come luoghi santi degli Ebrei. Tra i più famosi siti di quella lista sono compresi il Muro Occidentale e la Tomba di Simone il Giusto a Gerusalemme, la Tomba di Maimonide a Tiberiade e la Tomba di Simone Bar Yohai sul Monte Meron.

Secondo il Dr. Amnon Ramon, del Jerusalem Institute for Israel Studies, una località giunge a far parte della lista dei luoghi santi quando due gruppi religiosi almeno la reclamano. Finché un certo sito non è soggetto di controversia, la legislazione nazionale non è richiesta di definire la questione e perciò può avvenire che il sito non sia considerato ufficialmente come santo.

Anche la base giuridica della legislazione turca sui luoghi santi si spiega tenendo conto dei frequenti ricorsi delle diverse confessioni cristiane a Gerusalemme – in particolare i Cattolici e i Greci-Ortodossi. Questo fenomeno ha costretto i governo musulmano a fissare nella legge i diritti di ciascuno.

La definizione come tale di un luogo santo non è uguale in tutte le religioni e anzi qualche volta è differente anche all’interno della medesima fede.

Il Dr. Aviad Hacohen, della Shaarei Israel Law School, identifica due approcci diversi all’interno della tradizione giudaica. Uno è quello di Rambam (Rabbi Moshe ben Maimon o Maimonide) che dice : “Non c’è santità nel mondo, ma solo in Dio.” (e nonostante ciò Israele ha dichiarato la sua tomba luogo santo). Questo lo porta a concludere che la santità non è inerente in un luogo ma è piuttosto una funzione di ciò che vi si compie. Così, ad esempio il Monte Sinai, sito di uno degli eventi fondamentali per la storia del popolo ebraico, non è diventato un luogo santo [per gli Ebrei]. La sua santità è terminata nel momento in cui è terminato l’evento religioso.

Il punto di vista di Ramban (Rabbi Moshe ben Nachman o Nachmanide), si oppone a quello di Rambam, stabilendo che la santità di un luogo costituisce un elemento vincolante. Questo fu l’approccio adottato da Rabbi Abraham Isaac Hacohen Kook, il primo rabbino capo d’Israele. La sua influenza sul Sionismo religioso del 20mo secolo ha reso questa impostazione dominante nel sentire israeliano moderno. Non è l’uomo a rendere santa la terra e perciò non è l’abbandono da parte dell’uomo che può togliere ad essa la sua santità.

Ricompensa nel mondo a venire

Maimonide. “Non c’è santità nel mondo, ma solo in Dio.”

Maimonide. “Non c’è santità nel mondo, ma solo in Dio.”

Il giudice Sheikh Ahmed Natur, capo della Corte d’Appello della Sharia, presentando la legge religiosa islamica su questo punto, identifica due tipi di luoghi santi per i musulmani : tombe e proprietà religiose (Waqf), la cui santità è eterna. Se un privato ha donato una sua proprietà per lo stabilimento di una istituzione religiosa, quale è una moschea o una scuola religiosa, si tratta di un atto che rende il donatore meritevole di una eterna ricompensa nel mondo a venire. Come la ricompensa è eterna, così anche la santità del Waqf è da considerarsi egualmente eterna ed è perciò proibito portare danno a questa proprietà o trasferirla a un diverso proprietario.

Il Cristianesimo attribuisce la massima importanza ad alcuni luoghi santi come la Chiesa della Natività a Betlemme e la Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, ma molti altri luoghi situati tanto in Israele quanto nei territori dell’AP sono ugualmente considerati santi in quanto “testimoni” della presenza e dell’attività di Gesù. La posizione ufficiale della Chiesa Cattolica è che i luoghi inclusi nella lista dello “Status quo”, riconosciuti come “luoghi santi”, sono protetti dalla legge e il loro stato giuridico non deve essere modificato.

Il [francescano] Dr. David Jaeger, consigliere legale nei negoziati del Vaticano con Israele, ha presentato un interessante argomento relativo alla discussione sullo stato giuridico dei Luoghi Santi : secondo la risoluzione delle Nazioni Unite del 29 novembre 1947, Gerusalemme è considerata “corpus separatum”, e non fa parte perció né dello stato ebraico né di quello palestinese.